Streghe, demoni e morti viventi

Antiche leggende e racconti di paura.


Ci avviciniamo alla notte di Halloween, ricorrenza oramai del tutto sdoganata anche all’interno della nostra società, e periodo più consono ci pareva per riportare alcune storielle di paura raccolte da diversi intervistati.

Piccole leggende che in passato venivano raccontate ai bambini della Val Brevenna con protagonisti streghe, mostri, morti viventi, storie sedimentate nei corso delle generazioni e sopravvissute nelle memorie orali dei nostri anziani.

Eccone alcuni esempi.


La donna del ria du Ciucà


Si racconta di Marinin di Caserza, sposata con un uomo di Frassinello e di sua sorella, fidanzata con un tale detto Nocci di Nenno.

Il Nocci prese l’abitudine di visitare la sua promessa sposa alla sera, passando per il sentiero che da Nenno portava a Caserza attraversando rio du Ciucà.

In tarda notte, Nocci mentre tornava a casa dalla consueta visita, si trovò dinanzi ad una scena alquanto strana: nel rio vide una donna intenta a lavare uno straccio su un pietrone.

Nocci, essendo dotato di grande coraggio si avvicinò alla donna, le prese lo straccio, lo buttò lontano e le domandò :“Che ci fa qua a quest’ora a lavare ? Le sembra l’ora di fare queste cose?”

La donna alzo lo sguardò verso Nocci e disse: “ Grazie, mi hai liberato dal Diavolo, dalla mia maledizione!”.

E detto ciò scomparve nel buio.


Il gigante della Cappelletta di Clavarezza


Per spaventare i bambini e le bambine di Clavarezza e quindi dissuaderli dal girovagare di notte, le donne del paese erano solite raccontare che nei pressi della Cappelletta di Clavarezza, quella posta sullo spartiacque tra con Crocefieschi e il bivio per il Proventino, alla sera si manifestava un uomo enorme, un gigante così grande da incutere paura chiunque lo incontrava.

A dette di altre, in realtà, si trattava addirittura del Diavolo!


La processione dei morti viventi


Marinin raccontava di una processione che si svolse nel pieno della notte, illuminata da sole candele. Un corteo assai particolare, poiché formato da sconosciuti e forestieri.

La processione passò per il paese a passo lento ma nessuno osò domandare spiegazioni ai partecipanti.

Tuttavia un uomo più coraggioso di altri si avvicinò e chiese una candela per poter far luce e così capire di chi si trattasse.

Si avvicinò e chi gli porse la fiaccola non aveva un braccio in carne ed ossa, bensì lo scheletro di un braccio!

Si trattava in realtà di una processione di morti!


Le streghe del Proventino


Si raccontava che sotto il monte Proventino esisteva un casone, il Casun du Sigulla, abitato da streghe.

Una sera, un tale di passaggio, sentì che dentro al casone si stava ballando.

Per ripararsi e non farsi sorprendere dal temporale in arrivo, decise di bussare alla porta e chiedere ospitalità.

Gli fu aperto ed entrò, ma nessuno smise di ballare e anzi, tutti si comportarono come se l’uomo non fosse nemmeno presente.

Cessato il temporale, l’uomo decise di ripartire.

Nel frattempo entrò un altro uomo, Il quale si rivolse al tale dicendogli: “Arrivi ora? Io vengo da sette leghe oltre il Po!” e lui rispose. ”Bestia bagascia! Hai delle gambe più buone delle mie!”

Le streghe allora si rivolsero all’uomo in procinto di uscire e gli dissero: ”Prega per quello che hai in tasca!” e lo cacciarono di fuori.

Il tale aveva una coroncina del Rosario in tasca, e per questo fu salvato e non gli venne fatto alcun male.


La strega di Molino Vecchio


A Molino Vecchio viveva una strega che faceva dispetti.

Un giorno un uomo, stufo dei continui magheggi, andò a casa du Càstagna per sapere come liberarsi della strega.

U Càstagna gli disse: “Quando non ti vede, rubagli lo scosaa (grembiule), e mettilo in una pentola con sotto il fuoco. Ma stai attento! L’acqua non deve bollire.”

L’uomo riuscì a rubare il grembiule alla strega e lo mise in un pentolone, ma fece troppo fuoco e l’acqua iniziò a bollire.

La strega non fu del tutto neutralizzata, ma nel frattempo molti la sentirono urlare e lamentarsi “ U me zenuggiu, u me zenuggiu!”.

Fu colpita così duramente dal contro incantesimo, da rimanere zoppa per sempre.


 

Non sono uno storico, ne aspiro a diventarlo. Ma da sempre con la passione per la storia e la cultura della Valle che fu.

261 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti