Porcile, 1911: un mulino, un albero e ventisei uomini

Storia di un trasporto eccezionale...in spalla!

Diversi sono gli aneddoti che ho avuto la fortuna di ascoltare ed annotare, nel corso degli anni, intervistando numerosi anziani della Valle, ma tra i tanti quello che segue è uno dei più preziosi.

Gianni Firpo, memoria storica di Porcile, un giorno mi raccontò come fu trasportata la grande quercia utilizzata per assembrare la ruota del locale molino.

La pianta era infatti cresciuta in un piccolo paesino della Vallata, situato non proprio nelle immediate vicinanze di Porcile: Cerreta.

Vuoi per la qualità del legno, vuoi per le dimensione del tronco, l'occhio esperto di chi di dovere individuò nella quercia là cresciuta come adatta allo scopo.

Non fu un impresa da poco: si dovette procedere al taglio della pianta, della successiva squadratura e, soprattutto, del trasporto fino al molino di Porcile via mulattiera, per una distanza stimata all'incirca di quattro chilometri.

Un trasporto, nemmeno a sottolinearlo, riuscito grazie all'impiego della forza di ben ventisei uomini, come ricorda lo stesso Gianni: “Nel 1911 ci hanno fatto la ruota del molino, con una quercia tagliata alla Cerreta. Ho ancora delle tavole di quell’ albero lì .

Ci hanno fatto tutta la ruota con quell'albero e l’albero di trasmissione; e ci hanno fatto anche delle tavole!

Per portarlo a Porcile dalla Cerreta mio papà ha sempre detto che erano in ventisei uomini.

Mio papà che era dell’uno (1901 ndr) aveva dieci anni e c’era anche lui che portava i cappelli di quegli uomini che portavano qua la quercia.

Avevano tagliato quello alla Cerreta perchè così grande altre non ce ne erano.


Altri tempi, altre fatiche, altre storie di vita!





Non sono uno storico, ne aspiro a diventarlo. Ma da sempre con la passione per la storia e la cultura della Valle che fu.



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