Monte Proventino: l'evoluzione di un nome?

Da Prato Valentino a Prou Ventin per giungere a Proventino


I nomi di luoghi, paesi, territori spesso e volentieri variano nel tempo, seguendo la naturale evoluzione della lingua parlata.

Un curioso esempio di questi mutamenti linguistici sembrerebbe fornircelo il monte Proventino.


Il Proventino, nota vetta assai panoramica della bassa Val Brevenna, una delle prime dello spartiacque sinistro che si incontra risalendo la Valle, potrebbe trarre il suo nome da un nome proprio, Valentino.


Il toponimo, come lo conosciamo oggi, a detta del volgo popolare diffuso, sembrerebbe trarre origine dalla composizione dialettale prou-ventin, indicante, almeno nella parte iniziale, l’ubicazione di un prato (il prou). Tuttavia, secondo un'altra tradizione, il nome deriverebbe direttamente da Prato del Vento.


Al di là di ciò, in una interessante pubblicazione di storia locale(1) vi è riportata una mappa datata 1608, raffigurante la bassa Valle dell’epoca e dei dintorni del monte in questione.


Nella semplicità della cartina, il nome Proventino è assente ma indicato come Prato Valentino, toponimo, guarda caso, sito nello stesso punto ove si erge la cima odierna, a divisione di Caserza e Clavarezza e in testata al fosso del Molinasso (l’odierno Rio della Scabbia).



Lo stesso è elencato in un ulteriore e più dettagliata mappa, risalente al 1752, curata dagli ingegneri Domenico Corbonara e Michele Codeviola, dove, ancora una volta, la cima è denominata Bricco di Prato Valentino .



Traducendo in dialetto il nome Prato Valentino (ricordiamoci della lingua effettivamente parlata da chi viveva e vive il territorio!) ecco che il toponimo suonerebbe facilmente più o meno come Prou Valentin, nome non troppo diverso dall’italiano Proventino.

Chissà, forse con lo scorrere del tempo, si è passato dalla forma popolare Prou Valentin, indicante il prato sommitale in proprietà di uno sconosciuto Valentino a Prou Ventin, italianizzatosi successivamente e definitivamente nell'attuale Proventino.


Una particolare evoluzione che sembrerebbe ben adattarsi alla luce delle preziose mappe storiche.



P.S.

L'immagine di copertina è tratta da una cartolina riguardante l'inaugurazione della grande croce in legno avvenuta il 24 Agosto 1913.


Si narra che per essere visibile da lontano e anche dal mare, vi fossero appesi diversi vetri alle braccia, per sfruttarne il luccichio.


In seguito la croce fu abbattuta da un fulmine e nel 2012 venne posta l'attuale in ferro.


(1)"Miscellanea di studi del Centro culturale del Comune di Casella" Brigati, Casella Gennaio 1999

Non sono uno storico, ne aspiro a diventarlo. Ma da sempre con la passione per la storia e la cultura della Valle che fu.

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