La misteriosa chiesa scomparsa di Caserza

Aggiornamento: mar 16

Una chiesa perduta: Sant'Andrea di Bovarizia di Caserza.

Nascosti tra un castagneto secolare e dalla vegetazione via via sempre più soffocante, si possono scovare i resti della chiesa di Sant'Andrea di Bovarizia, nei pressi di Caserza.

Si narra che questa fosse la chiesa più antica della Val Brevenna, addirittura con funzione di parrocchia in tempi remoti.

Costruita probabilmente attorno al XIII secolo, era sita su un pianoro, appena sopra località Cannevelle, posta tra il rio del Ciucà (o Giucà) e un anonimo ruscello ad est, con la facciata rivolta verso sud e l'entrata originariamente posizionata ad ovest.

Non ci è noto il motivo della particolare intitolazione, Bovarizia, forse derivante dal nome del luogo, forse del castagneto stesso, non di certo dalla zona di provenienza del Santo Andrea Apostolo, a cui è dedicata anche quella attuale.

Sono stati trovati dei documenti riportanti de Bovarizia (1) e tale denominazione potrebbe essere legata, secondo una mia supposizione, alla parola latina bŏvarius o bovaritia che rimanderebbe ai buoi o forse anche ai bovari, intesi come coloro addetti ai buoi. I presunti monaci o religiosi potrebbero aver allevato bovini, e da tale attività la chiesa prenderne il nome?

Secondo la tradizione popolare, proprio la zona dove sorgeva quell'edificio sacro, veniva chiamata chiesa vecchia ed anche l'orto dei frati a farci intuire che Bovarizia fosse stata, un tempo, zona coltivata.

Molti sono i misteri e leggende attorno a questo insediamento religioso.

Si cita l'avvistamento in quel bosco di un vitello d'oro; si racconta, per assurdo, che i defunti della valle e non solo, anche provenienti da Torriglia, fossero lì seppelliti, forse proprio nelle vicinanze di questa struttura nella sua area cimiteriale o chiosco, sita nella parte est. Ed effettivamente, gli scavi effettuati nel 1976, portarono alla luce i resti di una giovane donna con il suo bambino.


Resti dell'abside della Chiesa

Ma perché questa antica chiesa, così importante, venne abbandonata?

Sembrerebbe che l'area dov'era situata fosse soggetta a frane e o cedimenti del terreno; si ipotizza anche di una abbattimento per volontà delle autorità ecclesiastiche ad opera degli abitanti di Caserza (2), in quanto pericolante, per poi sfruttarne le pietre per la costruzione di quella odierna.

Tuttavia, la definitiva demolizione dell'edificio (3) risale probabilmente all'anno 1666, una data che, come primo impatto, richiama certamente entità sinistre e anticristiane, oltre che infittire la già misteriosa storia di questa costruzione.

Accanto a ciò, va aggiunto anche qualcosa di incredibilmente inquietante, come raccontato da un documento (4), riguardante la visita del Vescovo di Tortona che ordinava, nel 1596, di sistemare l'affresco custodito al suo interno, raffigurante il Demonio.


Misteri e leggende che ritroviamo ancora in antiche tradizioni popolari, le quali riportano che le campane della chiesa vecchia fossero state sepolte fra i ruderi e che si sentissero di notte risuonare i loro rintocchi, con apparizioni di spiriti ed entità.

Sempre la leggenda popolare vuole che una delle due campane odierne, presenti sul piccolo campanile a vela, appartenesse all'edificio antico, mentre un'altra tradizione orale racconta della misteriosa morte di una donna che si era avventurata in quelle zone durante le ore notturne.

Ma non solo.

Si menziona (5) anche di una figura profetica, un frate cieco, che predisse la caduta della neve rossa, fatto che portò all'abbandono quel luogo.

Raro fenomeno atmosferico, la neve rossa sarebbe causata da organismi di una particolare alga, ma anche dovuta dal trasporto di sabbia desertica con vento di scirocco seguito da precipitazioni nevose.

Tuttavia, la premonizione della neve rossa potrebbe far pensare metaforicamente alla neve insanguinata, per indicare la morte dovuta dall'epidemia di peste che avrebbe colpito la valle e non solo.


La leggenda della neve rossa in Val Brevenna non è legata solamente a questo antichissimo sito di Caserza ma anche in altri luoghi. Come a Carsi, dove viene collegata con l'abbandono del presunto convento di monaci situato sul monte Liprando e al probabile edificio religioso posto sopra a Clavarezza, in località Tana della Gueitu.

Di quest'ultimi edifici, ad ora non è stato rinvenuta alcuna traccia, ma chissà, col tempo, non si possano scovare solo alcune pietre o muri, a testimonianza della loro effettiva esistenza, confermando queste leggende che renderebbero la nostra Valle ancor più interessante, misteriosa ed affascinante.


(1) Paolo Giardelli-Mauro Valerio Pastorino, capitolo VII de "Val Brevenna, segni, memorie e identità nel corso della storia" In sedicesimo,2016.

(2) "Relazione di ricerca sull'archivio parrocchiale di Vaccarezza" 1994, di Arrigo Boccioni.

(3) "Relazione di ricerca sull'archivio parrocchiale di Nenno", 1996 di Arrigo Boccioni.

(4) Vedi nota n.2.

(5) "la Neve rossa in Val Brevenna" di Paolo Giardelli, scheda n.2 inserita nel libro " Val Brevenna, segni, memorie e identità nel corso della storia" In sedicesimo, 2016

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