La caccia alle streghe di Senarega

Riti e superstizioni di fine '600 a Senarega

Nel susseguirsi su e giù per la Valle, il nostro viaggio nel tempo questa volta farà tappa a Senarega, all’inizio di Marzo 1667.


La Curia Vescovile emanò l’8 Marzo 1667 (1) un editto per contrastare l’uso di una superstizione evidentemente radicata nell’allora popolazione del borgo: quella di scacciare dalle campagne circostanti "streghe od altri spiriti maligni”.

Secondo quanto descritto, gli abitanti di Senarega, tra fine Febbraio ed inizio Marzo, si radunavano la notte per poi procedere tutto attorno ai campi e alle fasce coltivate.

Lo scopo era quello di liberare i terreni dalle presenze negative e garantirsi così una buona semina ed un ottimo raccolto, con l’ausilio di “trombe, corni e sonagli e facendo gridi o strepiti”.

Il tono di risposta verso simili pratiche fu perentorio e di assoluto divieto da parte dell'allora amministrazione ecclesiastica, tanto da dover sottolineare che tali azioni “non si devono, ne possono fare senza grave offesa di Nostro Signore Dio, il quale solo ci può difendere e liberare da ogni male” .

Per ostacolare la proliferazione di simili consuetudini, infatti, la pena prevista era quella più grave e severa, ossia la scomunica: “prhoibiamo a qualsivoglia persona il fare le sudette attioni (…)sotto pena di scommunica da incorrersi nell’istesso tempo che facessero dette attioni o alcuna dell’istesse”.


A beneficio dei lettori, riporto qui l’intero testo originale:


Antonio Abbate Rato dottor di leggi Archidiacono della chiesa Catedrale di Tortona, nell’arcivescovato di Genova Vicario Generale.


Havendo noi inteso che alcuni nella parochia della chiesa di S.Maria di Senarega Diocesi di Genova nelli tre ultimi giorni di Febraro e nelli primi tre giorni del mese di Marso, in tempo di notte hanno preteso di andare per le campagne sonando trombe, corni e sonagli e facendo gridi o strepiti, pretendendo con questo scacciare le streghe od altri spiriti maligni dalle loro possessioni, o di acquistare bon raccolto, e perché le sudette attioni non si devono, ne possono fare senza grave offesa di Nostro Signore Dio, il quale solo ci può difendere e liberare da ogni male e dal quale solo procede, pertanto sendo parte nostra die estirpare li gravi peccati e scandali, per il presente nostro ordine, che sarà letto e pubblicato in giorno di domenica o festa di precetto nella sudetta chiesa, prhoibiamo a qualsivoglia persona il fare le sudette attioni o alcuna di esse nelli tempi sudetti, sotto pena di scommunica da incorrersi nell’istesso tempo che facessero dette attioni o alcuna dell’istesse.

In fede in Genova nel palazzo arcivescovale li 8 Marzo 1667.

Antonio Abbate Rato Vicario Generale”.



(1) Arrigo Boccioni, Silvano Gaviglio, dattiloscritto “Relazione di ricerca dell’Archivio Parrocchiale di Senarega" 1996.

Non sono uno storico, ne aspiro a diventarlo. Ma da sempre con la passione per la storia e la cultura della Valle che fu.

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