Bartolomeo Firpo, il gaucho da Clavarezza

Aggiornamento: 27 apr

L' epopea di Bartolomeo Firpo, da Clavarezza all'Argentina

 

Immaginate tornare ai vostri 17 anni, di trovarvi a metà del’800 a Clavarezza, con niente in tasca se non l’ambizione di combinare qualcosa nella propria vita.

Immaginate quindi di lasciare casa per una terra ignota, l’Argentina, ed in pochi anni costruire un vero e proprio impero economico.


Questa è l'affascinante storia di un giovane valligiano classe 1843, Bartolomeo Firpo da Clavarezza, ai più sconosciuta, che proveremo a ricostruire e raccontare.



La vicenda


Ricordo molto bene il giorno in cui ricevetti la telefonata da parte di un amico, Elio.

Era una fredda giornata di metà Gennaio 2017 e mi trovavo immerso in uno splendido castagneto della nostra Vallata, nel percorrere un’antica mulattiera.

Colto sul momento, non credevo alla vicenda che mi stava raccontando e che voleva ricostruire nei particolari.

Ma fin da subito ebbi un’impressione positiva sul fascicolo di documenti che conservava, custode di una storia dai contorni assai sfumati ma interessanti. Il nostro viaggio, dicevamo, inizia da Clavarezza, uno dei centri più importanti della media val Brevenna. Clavarezza si trova adagiata su di un poggio all'altezza di 811 metri s.l.m., a dividere il rio omonimo da quello della Scabbia, confluenti nel medesimo letto prima di sfociare nelle acque del Brevenna.

E' il classico borgo appenninico di mezza costa, sviluppatosi nei secoli lungo la direttrice delle antiche mulattiere che convergevano al centro dello stesso.

Luogo, in passato più di altri, dalla forte vocazione per l’allevamento di bestiame. Per meglio comprendere la storia di Bartolomeo dobbiamo concentrarci su una delle tante famiglie Firpo radicate a Clavarezza e nello specifico ad uno dei rami dei Merli, allora composto da Giacomo Firpo e Firpo Angela Maria Anna. Sposatisi in seconde nozze il 7 Luglio del 1842, dalla loro unione nacque il nostro Bartolomeo, il 23 Dicembre 1843. Dell’infanzia di Bartolomeo tutto ci sfugge e nulla possiamo immaginare sulla sua personalità, sul suo carattere. Tuttavia un prezioso aiuto lo fornisce la testimonianza di Claudio, il padre di Elio, riportando ricordi da parte del nipote di Bartolomeo, Gio Roncallo, affermava che:


Bartolomeo partì da Clavarezza all’ età di circa 17-18 anni [probabilmente nel 1861, ndr] per andare nelle Meriche. In un primo tempo faceva il camallo poi recuperò un piccolo appezzamento dove pare facesse l’agricoltore. Quando ebbe i soldi si comprò un cavallo e forse una coppia di buoi. Chiuse la concessione per un grande appezzamento della pampa, tanto quanto ne potè pichettare in tre giorni dall’ alba al tramonto, a cavallo. I famigliari non seppero mai nulla della sua partenza. E queste notizie sono ricordi di suo nipote, Gio Roncallo dopo la sua morte quando si recò a Chivilcoy alla fine del 1912.” Vediamo dunque di fare un po’ di chiarezza.

Come detto, Bartolomeo nacque sul finire del 1843 e giovanissimo, tra il 1860 e il 1862, lasciò Clavarezza per imbarcarsi alla volta dell’America del Sud.

Sbarcato in Argentina, si stabilì a Chivilcoy, città al giorno d’oggi compresa nella provincia di Buenos Aires.

Quali furono le ragioni che spinsero un giovane adolescente a lasciare la propria casa e affetti per tentare fortuna nel continente latino-americano, sono facilmente immaginabili.

E' sufficiente immergersi nella realtà storica, economica e sociale del nostro Appennino della metà del XIX secolo per comprendere tale scelta, una realtà dove povertà, fame e prospettive limitate trovarono naturale sfogo nell’ emigrazione verso le opportunità offerte dal Nuovo Mondo. Bartolomeo, giunto in Argentina si diede subito da fare, lavorando dapprima come camallo nel porto, per passare al mestiere che sicuramente meglio conosceva: il contadino-allevatore. A tal proposito risulta interessante la testimonianza di Gio Roncallo sopracitata: Bartolomeo riuscì ad accumulare denaro per l’acquisto di un cavallo e di una coppia di buoi, segno evidente che il suo duro lavoro, unito ad innate capacità imprenditoriali, stavano dando i suoi frutti. Capacità, impegno e dedizione che portarono Bartolomeo nel tempo ad accaparrarsi un appezzamento enorme di terreno nelle Pampas argentine, vasto: ”tanto quanto ne potè pichettare in tre giorni dall’alba al tramonto, a cavallo”. Come poteva sfruttare un simile terreno così esteso, tanto quanto può un uomo pichettare, ossia segnare, per tre interi giorni a cavallo?

Quale e quanto fu enorme la fortuna accumulata da Bartolomeo? Per rispondere a queste domande dobbiamo soffermarci su documenti successivi al suo decesso, avvenuto il 3 Aprile del 1912. Dopo anni di silenzi attorno a Bartolomeo, come un fulmine a ciel sereno, la famiglia venne a conoscenza della sua morte, apparentemente improvvisa e avvenuta senza indicare eredi diretti al suo patrimonio, essendo scapolo e senza figli. “Aprile 1912 BuenoAires

Stimatissimo Compa Con la presente è per darti un disturbo grandissimo, però spero che se potrai mi servirai di quanto ti scrivo a nome di mio cugino Guan fratello di mia cugina Marieta che il venerdì Santo è mancato un tal Bartollo Firpo residente nel paese di Civilchoi, ben tu lo saprai dove si trova qui nella Republica. Dunque questo defunto è il figlio del fratello del padre di mio Gio Bertollo cioè il padre di Giuan che è quello che si era maritato a Clavarezza padre della Nina detta Merlina credo bene ti ricorderai. […] Dunque questo chè morto non aveva familia era di stato libero?

Altero e come non si ci conosce eredi anno fatto sapere a mio cugino questo perché ce un pò di redità in terre solamente in bestiame perché aveva come un pò di cacharà però, sempre ci sarà un capitale dai 10 ai 12 mila nasionali e [ … ] Però prima di fare questi passi informati bene se esistono primi ereditari per questo Bartollo … e il figlio del Batistino detto Merlo quello incaricato a Clavarezza. Il caso esistan i reditari puoi farmelo sapere e allora possiamo mandare una procura a Giuan; che lui farà le sue parti quello che cè che è una cosa di fare presto perché lì ordine del giudice sono 3 mesi e dopo si possede la giustissia essendo beni mobiliari di bestiame se tu ti trovi libero di eredi fato tutto e che siano tutto con regola e regolarisato dal console argentino prima di spedirli fanolo a questi e dopo saranno abbonati informati bene e parla al paroco di Clavarezza che lui ti darà sopra questa fede tutto quanto ti o serve e con ordine di Giuan e ti ringrasia anticipatamente Tanti saluti a mia cugina Marieta e familia è mi arrivato il Mafalda non dimando il perché quello che doveva portarlo si è desbarcato altra ocasione.” Il fatto stesso che Bartolomeo non fece testamento, potrebbe nascondere una morte improvvisa, accidentale o, perché no, ordita da qualcuno interessato ai suoi averi. Eredità che giustamente i parenti in Italia rivendicavano tramite i canali che potevano attivare, come emerge dal prossimo scritto, dove il parroco di Clavarezza concede la propria disponibilità per un aiuto concreto a dirimere la questione : "Clavarezza 9/9/912 Giorni or sono qui invitata a dire al giudice di Savignone quali e quanti sono gli eredi di vostro fratello morto in America ed io gli indicai come erede voi sola. Quest’oggi giunge a Clavarezza citazione di recarvi a Savignone. Ho pensato di spedirvela per posta, acchiusa in questa, onde vi portiate per il giorno assegnato a Savignone a sentire il Giudice procuratore. non mancare. Sinceri saluti a voi tutti Vostro amico Sac. Cristoforo Reggiardo" Reclamazioni che sin dalla morte di Bartolomeo si scontarono con l’apparire di losche figure, tra cui finti creditori o sedicenti parenti interessati al grosso patrimonio, composto da un capitale dai 10 ai 12 mila nasionali, terreni perché ce un pò di redità in terre e animali, bestiame. A conferma di ciò è utile citare un altro documento, in cui troviamo la liquidazione dei beni appartenuti a Bartolomeo, avvenuta il 30 ottobre 1913 in un asta pubblica battuta da Josè n. Gesteyra martillero publico, con timbro del 18 Dicembre del 1912, all’indirizzo di Calle della Plata 188, Chivilcoy,. Ebbene, il totale della vendita fruttò ben 14.748,90 pesos, suddivisi in un elenco censito. Tra i beni battuti all’asta troviamo, tra gli altri, buyes (buoi), toros (tori), lanares ( animali da lana, come pecore, lama, alpacha etc), diversi caballos (cavalli), vaquillone (termine desueto per indicare le mucche), tutti animali allevati nei terreni di proprietà di Bartolomeo. Al foglio quattro vi è la chiusura finale della Sucesion de Bartolomè Firpo, dove tra il ricavato dell’asta, altri beni rendicontati, spese affrontate, quali tasse varie, pagamenti al Consolato italiano, al Curatore provvisorio, al costo dell’asta pubblica, al pagamento di fornitori di biada, avena e grano e alla riscossione di ulteriori crediti, arriviamo alla somma finale e netta di 16.118,12 pesos. Una cifra da capogiro, che ben ci fa capire il valore del capitale accumulato da Bartolomeo.

In conclusione, vorrei concentrare l’attenzione su un preciso passo della testimonianza di Claudio Roncallo, il padre di Elio, il quale raccontando di quando il nipote di Bartolomeo Gio Roncallo, recatosi in Argentina per rivendicare parte dell’eredità:


fu avvicinato da un losco personaggio che gli intimava di non fare altre domande invitandolo cortesemente a prendere ciò che era stato depositato in banca dall’ esercito, che aveva acquistato un numero di cavalli.” Purtroppo non disponiamo di alcun documento che possa in qualche modo smentire o confermare questa importante affermazione.

Tuttavia, considerato l’ampio appezzamento di terra di proprietà, i debiti verso fornitori di grano, avena e biada e gli animali presenti nella liquidazione nella sua eredità, la suggestione che Bartolomeo Firpo, il gaucho venuto da Clavarezza, fosse diventato uno dei fornitori di cavalli dell’Esercito Argentino, appare più che fondata.





 

Non sono uno storico, ne aspiro a diventarlo. Ma da sempre con la passione per la storia e la cultura della Valle che fu.







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