19 Settembre 1600: le case bruciate di Frassinello

Aggiornamento: giu 7

Un inventario di oggetti del XVII secolo, tra povertà e semplicità.

Con questo articolo faremo un piccolo viaggio indietro nel tempo di circa quattro secoli, a Frassinello, il giorno 19 Settembre dell’anno 1600.


Dinanzi al notaio dell’epoca, Chiappino Rossi, compariva Santino Fontana con l’intento di denunciare un fatto assai grave: gli fu data alle fiamme la sua abitazione e quella di suo zio Nicola.

Il povero Santino sospettava fortemente che gli autori dell’ignobile gesto fossero Batesto Roso (Rossi) di Chiappa e suo figlio, il Guerso di Vaccarezza e in generale, quelli di Granega, tanto da voler sporgere querela per averne giustizia.


Al di là dell’evento in se, ciò che rende davvero interessante il documento conservato presso l’Archivio di Stato di Genova, è la lista dei beni ed oggetti di proprietà di Santino e Nicola.

Un piccolo spaccato di vita quotidiana che ben ci aiuta ad immaginare la dura vita dei contadini dei nostri monti all’alba del XVII secolo.

Dall'elenco emerge che Santino e Nicola possedevano provviste sufficienti per la mera sopravvivenza all’inverno successivo di li a poco venturo e pochissimi oggetti personali, per lo più attrezzi vari.

Dall'inventario per la stima dei danni troviamo, infatti, citati grano, farina, lenticchie, orzo (ordio), avena e mele verdi; due siassi (setacci), della calce di Voltaggio, una mastra (una sorta di grande madia per impastare), della corda, alcune tavole, diversi arnesi di casa, un vallo, un borgo (un piccolo alveare per il miele) una sigogna (una trave in legno utilizzata con dei secchi per prelevare l’acqua dai pozzi), il grano per pagare la decima alla Chiesa, una scala, due cantari (antiche bilance) e due bancali, uno della moglie e uno della madre, entrambe di Santino, presumibilmente contenti il corredo.

Non deve stupire l'assenza delle castagne, essendo il fatto avvenuto prima del tradizionale periodo di raccolta del prezioso frutto boschivo.


Parte dell'originale documento conservato in Archivio di Stato

Sul perché dell’infame gesto, i documenti successivi non ci aiutano a capirne il motivo; ma quello che risalta è il quadro di estrema povertà e semplicità che prepotentemente emerge da questo meraviglioso scritto, che qui riporto:


1600 a di 19 7bre

Santino Fontana qd Jachomo compare in chorte e dinoncia como la notte pasata glie e statta bruxato la sua casa e quella di suo barba e chosi volle fare estimare dette case ed fare anchora inventario di quelle cose che erano in dette case e da querela a Batesto Roso dela Chiapa e lo fillio del Meso e lo Guerso di Vacharecia e quelli di Granera

Prima gli e brusato grano

Mur [...]

Vesa

Ordio

Lentigie doi stobeli

Una mastra che teniva

Mine dodese lo banchale di sua mollie e quello di sua madre e un altro banchale dove si teneva la farina uno altro banchale uno borgo una mesa da mageresare una canela di tavole

Avena

Grano per la gexia stobelli 6

Mere verde corbe sei e un cavaloto di corda

tre Dosene di frise calsa e diversi arnesi di casa ed doi siasi

In casa di mio barba sono cantara due e una sigogna due banche uno vallo una scalha e mesa mina di casina di votagio

Si e fatto esti.e le case quella di Sentino £125.0

Quella di suo zio Nichola £ 100


Fonti:

Archivio di Stato di Genova, sfilza Notai della Val Polcevera, Chiappino Rossi n.212


Non sono uno storico, ne aspiro a diventarlo. Ma da sempre con la passione per la storia e la cultura della Valle che fu.

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